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30 giugno 2010 - 8 settembre 2010 

Dal 30 giugno all'8 settembre si riaccendono i riflettori sull'even-top più ricco e sorprendente dell'estate napoletana. Sei sere a settimana di musica, arte, danza, cinema, teatro, performance e mostre all'interno degli spazi creativi del Museo Madre. 

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Artigianato Campano

Il fenomeno artigianale nella regione Campania sta vivendo una fase di trasformazione comune ad altre zone del territorio nazionale; da una parte si assiste allo sviluppo di alcune attività che, sebbene conservino la loro natura artigianale, vanno evolvendosi verso un assetto consociativistico, avendo abbandonate le botteghe per insediarsi in ampie strutture nelle quali si integrano le fasi della formazione, della progettazione, della produzione e della commercializzazione a larga scala, come è avvenuto per il settore dell'oreficeria, del corallo, delle ceramiche, delle sete.
Dall'altra parte troviamo quel tipo di artigianato che è rimasto troppo strettamente legato alle tradizioni e che appare lontano dai circuiti commerciali maggiori. Nella maggior parte dei casi si tratta di abilità che sono in possesso di poche persone, tramandate attraverso le botteghe familiari e per questo in pericolo di scomparire. È questo il caso della lavorazione del Tombolo e di altri tipi di antichi ricami, le cui sorti sono legate alla memoria di poche anziane signore oppure della battitura del ferro e del rame che vede via via sempre meno interesse da parte dei mercati, anche di quelli locali.
Se questa pagina può contribuire, anche in minima parte, ad una ulteriore espansione dei primi ed al recupero e rafforzamento della memoria storica dei secondi avrà sortito l'effetto che ci eravamo prefissati.



Il corallo e i cammei campani Stampa E-mail

Il corallo e i cammei in CampaniaIn stretta sinergia con l'arte orafa troviamo un altro tipo di trasformazione di preziosi: la lavorazione del corallo e dei cammei; non capita di rado infatti che si instaurino delle collaborazioni tra i due poli artigianali dalle quali nascono collane, spille e anelli in oro che vengono ornati con il prezioso corallo rosso. Contrariamente a quanto si possa comunemente pensare, la lavorazione del corallo e dei cammei non è all'appannaggio di qualche paese orientale; ovunque si abbia l'occasione di osservare un oggetto del genere, nella quasi totalità dei casi, è stato prodotto a Torre del Greco; la città vesuviana detiene il monopolio su questo tipo di lavorazione dalla fine del 1800, soprattutto per ciò che concerne l'incisione di cammei su conchiglia.

 
Il Presepe napoletano Stampa E-mail

Il Presepe napoletanoA Napoli si ha notizia del presepe già nel 1025, in un documento che menziona la Chiesa di S. Maria del presepe, e nel 1324 quando viene citata ad Amalfi una "Cappella del presepe di casa d'Alagni". Si tratta di statue in legno a grandezza naturale che rappresentano figure in atteggiamenti di preghiera e vestite con gli abiti del tempo. Col passare dei secoli le statue vanno sempre più rimpicciolendosi, il fondale del presepe che all'inizio era dipinto viene via via sostituito da paesaggi in rilievo e cominciano ad essere introdotti altri animali oltre al bue e all'asinello. Vengono introdotti molti altri personaggi come pastori, contadini e artigiani rappresentati nella loro quotidianità. Come allora, oggi i pastori del presepe vengo costruiti con un anima di ferro, gli arti in legno e la testa in terracotta, decorati con pittura ad olio o con colori acrilici e vestiti con abiti spesso fatti a mano, dimostrando la passione che questi artigiani trasmettono attraverso il la loro arte

 
Il Tombolo in Campania Stampa E-mail

Il Tombolo in CampaniaQuesto tipo di pizzo viene lavorato con l'ausilio dei cosiddetti "fuselli", "ossi" o "tommarielli", a seconda della zona di produzione, lavorando su una specie di cuscino chiamato tombolo che ha varie forme: a rullo, (un rotolone imbottito di crine vegetale, oppure in passato di paglia, foglie secche, segatura), oppure a cuscino. Questa arte del ricamo, già conosciuta nel medioevo, era praticata indifferentemente dalle donne aristocratiche che dalle popolane. In Campania questa tradizione viene tenuta in vita in Irpinia, a Montefusco e nei comuni limitrofi, dove le anziane dei paesi conservano e tramandano le tecniche più antiche per l'utilizzo di questo strumento. Dalle loro sapienti mani nascono veri e propri capolavori di seta, di cotone, di lino, con intrecci leggeri e disegni articolati, tali da farli considerare la regina di tutte le trine.

 
L'arte orafa campana Stampa E-mail

L'arte orafa campanaLa tradizione orafa campana si afferma nel periodo angioino, nel Borgo degli Orefici a Napoli. L'area non è molto distante dal mare, attraverso cui avvenivano gli scambi, ne dall'area di concentrazione degli artigiani tipografi, in quanto le prime macchine utilizzate dai tipografi erano di derivazione da quelle usate per il conio dell'oro, rendendo i due mestieri abbastanza simili. A tutt'oggi il Borgo conta circa trecento aziende tra commercianti ed artigiani di gioielleria di pietre preziose. Alcuni di loro, lasciate le botteghe di Piazza degli Orefici a Napoli, ormai inadeguate alle nuove sfide della globalizzazione, si sono trasferiti nel nuovo polo orafo, il Tarì, che permette loro di avere le dimensioni e le connessioni adeguate per rimane competitivi sui mercati. Il Centro orafo Il Tarì, cittadella dell'oro che prende nome da un'antica moneta aurea, riunisce in forma consortile più di 200 aziende operanti nella progettazione, lavorazione e vendita di oreficeria e gioielleria. Il Centro occupa circa 130 mila metri quadrati e occupa duemila persone.

 
L'intarsio sorrentino Stampa E-mail

L'intarsio sorrentinoLa Penisola sorrentina vanta una tradizione secolare nell'arte dell'intarsio su legno. Sin dalla prima metà dell'800, valenti artigiani sorrentini furono i primi a divulgare tale tecnica, che si estese in tutto il territorio napoletano. La tecnica originale consisteva nell'assemblare piccoli pezzi di legni differenti precedentemente modellati tali da creare un immagine o un disegno sull'ossatura del mobile che di solito era fatta in noce o castagno. Con il passare del tempo la qualità delle produzioni è andata calando in quanto l'intarsio era limitato solo al contorno del disegno mente il resto era ottenuto dipingendo il soggetto voluto. Anche se con tecniche nuove la tarsia sorrentina è eseguita tutt'oggi da valenti artigiani, che hanno riscoperto il valore del lavoro di intarsio e limitando l'uso delle colorazioni, continuando la tradizione tramandata dai loro predecessori.

 
La Carta d'Amalfi Stampa E-mail

La Carta d'AmalfiLa lavorazione della carta ad Amalfi fu sicuramente importata dagli arabi con i quali esistevano numerosi scambi commerciali, intorno al dodicesimo secolo. In quei tempi era ancora usata la pergamena al cui confronto la carta risultava più leggera, leggibile e maneggevole. La lavorazione consisteva nel riutilizzare stracci di cotone, canapa, etc. battuti con dei martelli di legno (magli) per romperne le fibre da cui si otteneva una poltiglia successivamente posta a macerare in tini di maiolica con abbondante acqua. Dalla sostanza ottenuta veniva filtrata l'acqua attraverso un telaio in ferro e la parte solida veniva spianata e messa ad essiccare. Questo telaio serviva anche ad imprimere la filigrana del produttore costituita da una stretta rete di fili in bronzo ed ottone. Con il passare dei secoli e macchinari utilizzati si sono notevolmente evoluti, ma il procedimento di produzione è rimasto inalterato fino ai giorni nostri.

 
La Ceramica in Campania Stampa E-mail

Ceramiche CampaniaE' noto che la manipolazione dell'argilla è nata con l'uomo, in connessione con i suoi bisogni esistenziali. Ora, poiché nell'attività dell'uomo, artista nell'animo, è difficile scindere il momento estetico da quello puramente esistenziale, non è possibile stabilire, in dimensione strettamente cronologica, quando in Campania, come del resto altrove, l'attività del vasaio sia divenuta momento d'arte. I centri di diffusione di tale arte sono soprattutto Cerreto Sannita e Vietri sul Mare, ma anche Calitri ed Ariano Irpino dalle quali botteghe, nei secoli, hanno visto la luce piatti, vasi, ma anche pavimenti e decorazioni per chiese e palazzi, a testimoniare l'importanza di tale manifattura nel passato ma anche nel presente di tali luoghi.

 
La seta di San Leucio Stampa E-mail

La seta di San LeucioCosì come Carlo III, anche il figlio Ferdinando IV nel 1783 volle creare una fabbrica artigianale puntando sulla produzione di sete pregiate ed impiantandola nel Real Cortile del Belvedere di San Leucio. Fece così importare anche le macchine ed i telai per la tessitura del prezioso filo alcune delle quali sono ancora oggi in funzione sia all'interno del Belvedere che nelle vicine fabbriche, dove il metodo di lavorazione è rimasto quello di una volta. Attualmente operano otto aziende le quali si sono specializzate nella lavorazione di tessuti per l'arredamento di altissima qualità creandosi uno spazio di nicchia nel mercato in un segmento elevato.

 
Le Porcellane di Capodimonte Stampa E-mail

Le Porcellane di CapodimonteMolto rinomate e preziose sono le porcellane di Capodimonte; questa produzione artigianale è nata a Napoli nel 1738 per volere di Carlo III, Re delle Due Sicilie, il quale creò la prima fabbrica sulla collina da cui le porcellane prendono il nome. Questo tipo di produzioni necessitano di particolari abilità da parte degli artigiani nelle varie fasi della lavorazione; prima di tutto c'è l'impasto, costituito principalmente da caolino, feldspato e quarzo al quale segue la fase in cui si modellano a mano i singoli pezzi che saranno successivamente assemblati per creare il pezzo finale. L'ultima fase consiste nella decorazione, sempre a mano, dopo la quale avvengono la seconda e la terza cottura delle porcellana, rendendo i colori indelebili nel tempo.

 

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